La lupara e l'innocente
Sono le cinque di una calda sera.
Nella campagna coltivata a sassi
in cui la serpe regna in assoluto
all’improvviso un colpo di fucile.
La gente giù al paese sente l'eco
e si dilegua mentre il corpo cade.
Dal campanile della chiesa-madre
a martello si avvisa: è funerale.
Sono le cinque di una brutta sera.
Al passaggio del carro con la bara
C’è gran levar di coppole e cappelli
del tutto pari a rassegnato inchino.
Chi ora giace ieri era un bambino
preso per sbaglio a colpi di lupara.
Ma il sacerdote intona il “Dies irae”
e l’omertà lo addebita al destino.
Sono le cinque di una triste sera.
(fdr)
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